Il programma transfrontaliero di studi e le buone pratiche di gestione dell'acqua, nell'ambito del progetto WABIN
Dal Modello al Territorio: buone pratiche sulla gestione dell’acqua in Italia

Il 23 settembre 2026, tra Ronchi e Staranzano, si è tenuto un’articolata giornata di incontri dal titolo Dal Modello al Territorio: buone pratiche sulla gestione dell’acqua in Italia, che ha preso spunto dalla visita di studio transfrontaliera, nell’ambito del progetto WABIN.
Alla giornata hanno partecipato molti operatori del settore, partendo da (apparentemente) semplici domande: quanta acqua è disponibile, dove defluisce e come garantirne la disponibilità anche nei periodi di siccità? Esperti sloveni e italiani hanno messo in relazione misurazioni e modelli di bilancio idrico con l’esperienza di chi gestisce quotidianamente le risorse idriche.
La mattinata si è svolta a Ronchi dei Legionari, mentre il programma pomeridiano è proseguito nella Riserva naturale regionale Foce dell’Isonzo, all’Isola della Cona.
L’Isonzo e i suoi affluenti collegano territori su entrambi i lati del confine. Le decisioni sull’uso dell’acqua richiedono quindi una conoscenza condivisa dell’intero sistema idrico. È questo uno dei presupposti del progetto WABIN, presentato da Diego Santaliana del Polo Tecnologico Alto Adriatico dopo il saluto istituzionale di Ervin Vivoda della Direzione per le Acque della Repubblica di Slovenia e Roberta Russi Assessore all’Ambiente del Comune di Staranzano Organo Gestore della Riserva naturale regionale Foce Isonzo – Isola della Cona.
Il progetto integra dati e metodologie di ricerca per sviluppare modelli di bilancio idrico più affidabili, a supporto della pianificazione dell’uso dell’acqua e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.
Un esempio concreto dei risultati per un uso più efficiente dell’acqua arriva dalla pianura isontina. Secondo i dati presentati da Daniele Luis del Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia, il passaggio dall’irrigazione a scorrimento a quella a pioggia ha consentito di ridurre di oltre la metà i consumi idrici.
Per gestire le risorse idriche è essenziale comprendere anche ciò che avviene nel sottosuolo. Goran Vižintin dell’Università di Lubiana ha illustrato la modellazione delle acque sotterranee, mentre le indagini geofisiche condotte a Miren, nella valle del Vipacco, hanno fornito un quadro più preciso del sottosuolo locale. Nell’area presa in esame è emersa un’interazione limitata tra il fiume Vipacco e l’acquifero. Risultati di questo tipo aiutano a verificare le ipotesi dei modelli e a migliorare la base conoscitiva su cui fondare le decisioni sulle risorse idriche.
Nella Riserva naturale Foce dell’Isonzo, la gestione dell’acqua è strettamente legata alla conservazione delle zone umide e delle specie che le abitano. Matteo De Luca del centro Isola della Cona ha illustrato gli interventi di ripristino degli habitat d’acqua dolce e la necessità di adeguare la gestione dei livelli idrici all’evoluzione delle condizioni climatiche.
Il confronto pomeridiano ha affrontato anche l’integrazione tra terra e mare nella pianificazione territoriale e nuovi strumenti per il monitoraggio della natura. Un’esperienza della laguna di Venezia ha illustrato come il monitoraggio degli uccelli mediante l’intelligenza artificiale possa produrre dati confrontabili con quelli sulle maree e sulle altre condizioni ambientali. La loro integrazione permette di comprendere meglio le risposte della fauna ai cambiamenti dell’ambiente e può contribuire a pianificare attività che ne riducano il disturbo.
La visita si è conclusa con un sopralluogo all’Isola della Cona, dove i partecipanti hanno potuto osservare direttamente il legame tra gestione dell’acqua, conservazione degli habitat e adattamento ai cambiamenti climatici. Gli esempi presentati hanno evidenziato l’importanza di collegare misurazioni e modelli all’esperienza sul campo e di collaborare nella gestione delle risorse idriche condivise.

